Avere internet senza internet


E’ di ieri questo Tweet, il quale da indicazioni specifiche su come la popolazione può (con alcuni limiti) gestirsi e comunicare in sicurezza senza appoggiarsi alla rete internet, semplicemente installando una App sul proprio smartphone (Android):

Come avere internet senza internet? Come un paio di persone possono mettere in piedi una rete condivisa, in un giorno, che dia servizio ad una intera città? Cosa serve per farlo?

Siamo abituati a vedere internet come un qualcosa di astratto, al limite definito dal nostro Smartphone o dal Router WiFi che ci porta la connessione in casa o in ufficio.

Oggi spiego cosa serve e come si fa per costruire una piccola “internet” che dia i servizi essenziali ad un elevato numero di persone presenti in un’area geografica delimitata – diciamo entro 10 km di raggio dal Nodo. 10 km di raggio sembrano pochi ma non lo sono: è un’area che coprirebbe tutta la città di Milano da Sesto San Giovanni a Rozzano, o tutta l’area di Roma entro il GRA.

  1. Costruire un Nodo con un normalissimo PC con Linux (un basilare Core i3 o AMD Ryzen equivalente)

Il Nodo è il Centro della Rete, con la topologia più semplice e rapida da attuare, il centro stella da cui tutto si dirama. Sul Nodo sono presenti i Server che forniscono i servizi basilari – Web, DNS, NTP, IP Gateway. Sono tutti termini e acronimi molto tecnici: non è per tutti, ma tutti abbiamo un vicino o un parente “smanettone”, un hacker financo.

Reperire un PC è facile, anche se non moderno, non aggiornatissimo, anche un PC di 10 anni fa va bene, purché abbia una scheda di rete ethernet (una è il minimo, due è meglio). Di base va bene anche un Raspberry Pi ma le sue risorse limitate non permetterebbero di servire molte utenze simultaneamente.

Il Nodo deve permettere l’accesso ai fruitori ai contenuti che una o più persone vi caricheranno dentro, scrivendo manualmente news, aggiungendo informazioni utili, inserendo un archivio di applicativi e di conoscenza di base.

Con Linux (Ubuntu ad esempio) è relativamente semplice installare nginx (web server), bind9 (dns server), settare un gateway e configurarlo (route) e una ampia classe di IPv4 privati da assegnare ai “client” (un /16 dovrebbe bastare, sono 65534 indirizzi univoci, per circa lo stesso numero di client univoci).

Il DNS server e il Gateway diranno alla Rete che tutto quello che si collega lato client deve andare a prendere le informazioni e riferirsi al nostro server, al Nodo.

Questa è la base: questo PC, una volta configurato, può ospitare e distribuire uno o più siti web di informazioni, e anche diversi servizi aggiuntivi che si vorranno mettere a disposizione. Aggiungiamo qualche HDD esterno collegato via USB, un NAS, un sistema di scambio di informazioni sul modello cloud come ad esempio OwnCloud e avremo già molto di quello che in realtà può servire.

2. Distribuire i servizi ovvero “come far credere ai dispositivi di essere su internet

Innanzitutto, genericamente, per dispositivi intendiamo tutto quanto può connettersi a internet, quindi dai più familiari Smartphone, Tabler, PC, fino anche ad una SmartTV (poco agevole da usare ma possibile, sì, possibile).

Il Punto di Accesso deve occuparsi di distribuire questi servizi: di base basta un normalissimo Router WiFi (configurato in AP/Mesh Mode), di quelli che si trovano in commercio, che abbiamo a casa, opportunamente configurato. La sua portata sarà limitata (max 100 metri in campo aperto), preso singolarmente, ma con una particolare configurazione può interfacciarsi con altri router configurati allo stesso modo e distribuire i servizi creando di fatto quella che in gergo tecnico è detta Rete Mesh ovvero, Rete Magliata. Una rete strutturata in questo modo offre anche un certo grado di resilienza: se uno dei router cessa di funzionare, la Rete si “adatta”.

Avendo a disposizione un sistema professionale tuttavia le possibilità si estendono notevolmente, fino a riuscire a coprire realmente aree molto vaste da un singolo Punto di Accesso. Qui una carrellata di dispositivi di classe operatore, che appunto gli Operatori usano comunemente per distribuire internet. Basta in tal senso un palo, una posizione elevata, centrale, dove mettere un impianto detto BSS (Stazione Base) il quale non è affatto complesso da realizzare, e per installare, un paio di ore.

Questo si trova sopra a casa mia, sul palo dell’antenna TV, 100Mbit/s

3. Costruire i Servizi ovvero avere una piccola redazione

Le informazioni, aggiornate il più possibile, sono un inestimabili; non sono però le uniche cose che una Rete Civica dovrebbe/potrebbe ospitare.

Oltre al succitato esempio di chat senza internet che funziona grazie al “passaparola” tra dispositivi (i quali parlano tra loro, per prossimità, tramite WiFi e/o Bluetooth) con un server web si possono distribuire anche altri servizi, come ad esempio un’area di scambio centralizzata ed con un grado di affidabilità superiore; si potrebbe addirittura creare un Social Network: ve ne sono di opensource ed il più famoso è Mastodon, ma citiamo anche Elgg e Minds.

Come si fa? Si scarica da GitHub il codice sorgente (o il package), si installa nel server Linux (il PC di cui parlavamo prima) e si crea un indirizzo “fittizio” con Bind9 (il DNS server).

Chi più ne ha, più ne metta. (ma occhio al carico CPU). Quali altri servizi potrebbero essere utili? Un Podcast? Ospitare il blog di alcuni giornalisti?

Tutti i servizi che oggi conoscete si possono ricreare in un ambito più piccolo, una piccola comunità, una Rete Civica: certamente un PC di 10 anni fa, si appesantisce in fretta; serve razionalizzare le risorse.

COME BISOGNA INTENDERE QUESTO ARTICOLO – non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma per installare una rete pubblica, in situazioni ordinarie, servono licenze/autorizzazioni ed in sostanza bisogna essere un Operatore per Telecomunicazioni riconosciuto dal Ministero (MiSE). Questo articolo va inteso quindi “in caso di…. rompere il vetro”. Purtroppo ci sono posti nel mondo dove questa occorrenza è tragicamente reale.

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