Essere Hacker, una vita difficile


Ma anche no.

Questa è la conclusione, il pensiero finale summa di un elaborato discorso che non ho ancora scritto, e che si trova qua sotto, a seguire.

Come al solito quello che scrivo qui è frutto di riflessioni e qualche volta incazzature scaturite da letture su altri blog o più raramente articoli di giornale (non perché li legga meno – sempre in formato digitale – ma perché taluni manovali della vecchia guardia non si schiodano dai preconcetti che gli hanno dato il pane finora, e come biasimarli). Mi si perdoni il carattere, se non mi incazzo per qualcosa non ci prendo gusto.

La riflessione di oggi nasce dalla lettura di un post di Andrea Zanni su CheFuturo! e qui per la precisione.

Premetto che sto usando un Mac per scrivere – è la mia macchina da scrivere con funzioni digitali – e che quando sono al lavoro o in un posto dove fregano le cose, uso un notebook Dell comprato per 115€ su eBay, con Ubuntu sopra.

Non è una rivendicazione da Mac User, chi sa usare bene il sistema operativo mediamente riesce a fare le stesse cose con qualunque sistema operativo abbia per le mani al momento; e se qualche applicativo proprio non esiste nativamente per quel sistema, allora ci si arrangia con Wine o alla peggio con VirtualBox.

No, la riflessione nasce dal fatto che a mio avviso per fare qualunque cosa, per lavoro o per diletto, in ambito informatico sarebbe meglio avere a disposizione sempre gli strumenti più comodi possibile: è già un mondo complicato quello dell’informatica, vastissimo. Si può conoscere molto ma sapere tutto non è dato, sopratutto considerando che ad ogni dì esce qualcosa di nuovo; certo una volta era diverso, diciamo fino a 20 anni fa nell’era pre-internet.

Sul Frecciarossa da Milano a Roma non ci sono mai stato; la mia percorrenza comune è Bologna –  Roma e ritorno, due ore o poco più a conti fatti, oppure da Bologna a Milano, un’ora o giù di li; nel complesso la tratta sarà da 3 ore e qualcosa immagino. Col notebook a batteria ce la si fa con qualunque modello oramai, se proprio si vuole lavorare a batteria, salvo poi rimanere agli sgoccioli quando si scende dal treno e magari ci si ferma in qualche posto dove non c’è una presa di corrente comoda. Bene, ok, lo sappiamo tutti che la presenza di un punto di ricarica per i propri dispositivi è il cruccio di questi tempi, quindi scusate se uso un Mac, che ha una batteria che seppur non nuovissima (del 2012) le sue oneste 7 ore se le fa e non divento scemo con i grovigli di cavi che stressano anch’essi non poco (i vicini di posto per lo più).

Ultima palla da cannone sul Mac e poi la smetto, giuro. Il Mac è nato per essere comodo e non stressare l’utente: non sto a scrivere il perché e per come di tutto l’ecosistema, non lavoro per la Apple, ma un confronto tra i vari sistemi lo si trova a profusione su tanti siti specializzati (o meno, a livello di chiacchiere da bar). Ma se voglio stressarmi col Mac so dove andare a parare, basta aprire Terminale.

Poi alle strette, se non ho la mia distro usb live (che gira pure su Mac, eh) con i tools per l’analisi forense, anche con un Mac riesco a fare lo stesso (sudando un po di più). Ci si riesce anche con Windows, se proprio, ma quanti mal di pancia.

Well, detto questo, su tutti i server della mia azienda gira Linux; distro particolari molto scarne con servizi scriptati o da me o dai miei collaboratori; è un sistema impagabile per questo, flessibilità estrema, responsabilità a mille per chi ci mette le mani (ma non si lavora mai su un sistema in produzione). Ti fa sentire molto hacker tutti i giorni, tra il districarsi a trovare soluzioni per l’ottimizzazione o il pastrocchiare con tabelle di routing/mangle su appliance server dedicati.

Se continuo su questa strada si perde il succo del discorso.

A mio avviso è necessario usare gli strumenti giusti per il lavoro giusto. Ce ne sono tanti, tantissimi di strumenti; alcuni anche molto costosi – come un Mac ad esempio – e tanti detrattori usano proprio questa leva. Per loro una frecciatina, iniziate a riflettere su quante volte avete schiantato il sistema operativo Windows o Linux proprio perché intimamente vi sentite hacker e ci avete messo le mani un po più del dovuto. Ogni tanto mi capita di fare casini e se con Linux ci sono buone speranze (sapendo dove mettere le mani), con Windows sovente si alzano le mani e si formatta; ma è tutto tempo che se ne va via.

Quando si viaggia è dunque necessario avere appresso gli strumenti giusti, un po perché è tutto peso che ci si porta in spalla e un po perché è meglio avere dietro strumenti che siano produttivi nell’immediato, fornendo il massimo di interconnessioni nel minimo accettabile di frugalità. A tal proposito qualche giorno fa ho seguito il video di Marco Camisani Calzolari, il quale sovente si mette a nudo (digitalmente parlando) sulle abitudini di una persona che viaggia molto e deve avere con sé la sua vita, fatta di accessori e strumenti.

Infine un accenno alle scelte degli esperti di sicurezza. Tanti di questi asseriscono e promulgano coi fatti che il sistema di comunicazione (cellulare) più sicuro sia un cellulare vecchia maniera, che fa solo da cellulare o poco più, praticamente inviolabile.

Ok, intrinsecamente è vero, non puoi rubare quello che non c’è.

Fermiamoci però un attimo a riflettere su COME si effettuano furti di dati su dispositivi mobili.

Il caso più classico è quando si perde il proprio cellulare / smartphone. Lo lasci un attimo sul tavolo, da qualche parte, lo perdi di vista e zac, qualcuno ha allungato le mani. Catastrofe. Per i primi 4 minuti: poi raggiungi una postazione internet, ti colleghi col tuo account Google o iCloud e blocchi da remoto il dispositivo; puoi anche localizzarlo (se il furto è accaduto da poco) oppure per sicurezza fare il wipe – la cancellazione – di tutto il suo contenuto. Ok, ci hai rimesso uno smartphone da un pacco di soldi, che se per grande sfiga è un top di gamma probabilmente non lo hai nemmeno pagato interamente in quanto è il tuo operatore di telefonia mobile che te lo sta fornendo assieme all’abbonamento.

Ti rubano il Nokia mattonella. Ti attacchi: puoi al massimo, dopo diverse ore e tramite l’operatore telefonico, effettuare il blocco della SIM per evitare che ti succhino il credito, se non l’hanno già fatto. Ma tutti i tuoi contatti? Eccoli, alla mercé di chi ti ha fregato.

Se invece hai uno smartphone ed il tuo scopo è avere un dispositivo che duri una settimana di batteria e che abbia un costo trascurabile in caso di smarrimento, allora il secondo (o terzo) telefono può ben essere una mattonella telefonate / sms only. Vai in vacanza in una regione particolare, temi che ti taglino una mano per il tuo smartphone, temi quello che vuoi, il cellulare mattonella è perfetto, con a bordo una SIM duplicata dal telefono primario (gli operatori te la fanno in pochi giorni).

Poi come dicevo prima, il mio Mac è la mia macchina da scrivere e il repository della mia vita digitale. Macchina da scrivere. Si, quando scrivo, alle volte, mi piace usare una vera macchina da scrivere, una Olivetti Lettera 22 che penso sia la più comoda macchina mai realizzata, escursione dei tasti corta e dolce, caratteri da carta stampata di metà ‘900, feeling & feedback, vedi quello che produci, senti quello che scrivi. Poi c’è la cura dello strumento, la manutenzione – lubrificarla con olio di semi di lino – e pulire i battenti con acetone per i residui di inchiostro, tutta una pratica necessaria e piacevole. La Olivetti non esce mai dal mio ufficio.

In sostanza l’hacker è colui che cerca, che smonta e rimonta, che indaga, che approfondisce ed incamera conoscenze, che si specializza e che non dimentica il lavoro di quelli prima di lui. E’ una filosofia di vita, e anche un’etica. L’hacker può essere definito un hipster ma non sceglie di appararire come tale o in qualsiasi altra veste, se non quando il farlo è necessario all’indagine della curiosità del momento.

Molti sono hacker e non lo sanno. Anche chi cerca di riparare la scheda elettronica della caldaia di casa col saldatore in mano, rompendola definitivamente.

Talvolta, per costruire bisogna rompere, banalissima giustificazione che non regge affatto con la moglie ma che ci gratifica un pochino, se non altro.

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