Google+ e la paura di sporcare


Penso di essere iscritto o “militare” in un considerevole numero di social network, dai più classici ed antichi fino alle mode del momento; tutti account che per la maggior parte del tempo restano inutilizzati anche perché quando voglio condividere qualcosa inizio a pensare al contenuto, alla forma, alla lunghezza, alle persone che potrebbero essere interessate, alla destinazione della condivisione, alla predominanza di immagine su testo o viceversa, all’ora in cui sto condividendo – perché dopotutto condividere è rendere altri nella possibilità di essere virtualmente partecipi ad un’esperienza e quindi se poi alla fine non c’è  nessuno che fa “wow, che bella foto”, anche il godimento cala. Instant Social vuole risposta immediata.

Tutto questo processo dura invero pochi istanti; lo facciamo in molti, non credo di essere l’unico depravato digitale. Posso fare almeno tre nomi così sull’unghia.

Poi mi trovo ad un evento di relativa risonanza per cui “Ora lo spammo su Twitter e poi lo metto su Google+ “.

No aspetta. Su Google+ ci sono i nerd, i tecnici, quelli che scrivono a modo di argomenti urbani, i professionisti. Non posso mica postare la foto della salama da record da 215Kg che sto osservando con malcelata invidia e con la quale mi sono pure fatto un selfie.

Ok la metto su Facebook. E poi scrivo di quella volta che avrei voluto postare su Google+ la foto di una salama da 215Kg, e che non l’ho fatto per paura di sporcare.

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