Proliferazione selvaggia del WiFi, ecco una soluzione


wifiboosterSempre più di frequente ci rendiamo conto di quanto siamo immersi in una risacca di onde elettromagnetiche, le quali per la maggioranza sono costituite da servizi pubblici che diffondono da distanze proporzionalmente lontane (i.e. TV, radio, telefonia mobile, operatori wireless) mentre una piccola parte – ove per piccola si intende per occupazione di frequenza – è determinata dai possessori di dispositivi WiFi domestici o ad uso ufficio. Ben sappiamo ormai che la normativa in merito è piuttosto stringente in merito tuttavia se da una parte le leggi dispongono dall’altra l’applicazione sembra alquanto difficile.

Per quanto riguarda gli Operatori, essi sono regolamentati ed osservati con attenzione – ne ho diretta esperienza – mentre per il resto, la selva, è quantomeno difficile applicare un serio controllo, si voglia sovente per mancanza di un numero adeguato di personale di vigilanza od altresì per mancanza di risorse – cosa che informalmente ammettono gli stessi ispettori.

La motivazione di fondo è che ancora una volta ci troviamo di fronte ad una profonda ignoranza ed inciviltà da parte delle numerose persone che usano la tecnologia al pari di un cacciavite: un altro giro e la vite si stringe di più, facile.

L’obbligo moderno è avere il WiFi al massimo del segnale in ogni angolo di casa; inaccettabile vi sia un luogo con anche solo una “tacca” in meno; indi ecco che un solo Access Point non basta. Vai poi a spiegare, inutilmente, che avere 300 Mbit/s di portata di banda in WiFi non serve a nulla se a monte hai una ADSL che a malapena si regge in piedi, o che, dopotutto, quei 300 Mbit/s sono “massimi teorici”. Troppo complicato. Mettiamo un Access Point in più; facile.

Il problema è quindi sempre e purtroppo dovuto all’ignoranza. Ecco quindi che colui che acquista un AP (Access Point, per brevità) si ritrova ad avere il proprio segnale saltellante, come fosse disturbato. Lo è difatti, sovente. Lo è sopratutto in densi agglomerati urbani dacché le frequenze dedicate al WiFi sono si suddivise in 13 canali ma solo 3 di questi sono realmente indipendenti, mentre gli altri sono parzialmente sovrapposti; abbiamo quindi che solo i canali 1, 6 e 11 siano pienamente fruibili. Aggiungiamo poi che i vicini li stiano usando con apparati che spesso sono o fuori norma come potenza di emissione perché, ad esempio, hanno sostituito le antenne (quando non acquistati già “potenziati”) od in numero tale da saturare le bande disponibili.

Ed ecco che anche chi ha acquistato un solo dispositivo si vede accerchiato e soverchiato nella propria libertà di fruire Internet senza fili: costretto anch’esso ad adottare sistemi per tentare di vincerla sugli altri segnali.

Vi sono poi edifici che per il loro “contenuto” umano sono sotto osservazione, come ad esempio le strutture scolastiche. Producono clamore le notizie riportata dai quotidiani di associazioni di genitori che costringono la direzione didattica a rimuovere i punti di accesso WiFi in quanto, fondatamente o meno, siano ritenuti dannosi per la salute dei figli.

In merito chiarisco la mia posizione – la quale potrebbe generare disdegno tra amici e collaboratori. Anche io sono contrario all’attuale uso del WiFi negli edifici scolastici; per come lo si fa ora e con gli impianti attualmente utilizzati.

La libertà dell’uso di queste tecnologie dovrebbe rispettare tutti: sia chi ne vuole fruire in libertà sia chi se ne vuole tenere alla larga.

caviEd ecco la soluzione.

Cavi fessurati.

Questo “incredibile” dispositivo  permette di trasportare il segnale radio WiFi a mezzo di un cavo “cavo” (ovvero privo di anima ma agli effetti un tubo), una sorta di guida d’onda dotata di fessure che possono rilasciare il segnale radio in punti precisi, predeterminati, e con metratura di fruizione estremamente confinata.

Questi cavi sono già utilizzati ad esempio nelle gallerie della rete ferroviaria e stradale nazionale (sia per il WiFi sia per trasmettere il segnale ad alta frequenza della telefonia mobile).

Possiamo quindi avere edifici scolastici e private abitazioni ove il WiFi è fruibile e sopratutto presente nei luoghi ove effettivamente necessita, senza sconfinare nell’altrui proprietà e senza invadere tutti gli ambienti saturando a dismisura per le reali necessità d’impiego.

Infine, dato che sicuramente l’opposizione migliore sarà: “ma quanto costa?”, rispondo fin d’ora: poco, meno di certi router WiFi.

Il cavo fessurato costa 2,10 eu al metro. 50 metri costano quindi 105 eu. Molti AP commerciali costano quella cifra o più.

Poi c’e’ l’opera del tecnico che lo installa. Non ci sono requisiti particolari per difficoltà, niente più che un normale cavo d’antenna.

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