Il 2014 verrà ricordato come l’anno in cui tre importanti sistemi tecnologici si sono fusi per dar vita ad un pervasivo quando discreto super-modello il cui obiettivo è lo sviluppo ed il sostentamento della persona, sia intesa nell’insieme urbano – cittadino dunque – sia come entità monadica con proprie necessità le quali per momento e circostanza non sempre aderiscono alle soluzioni standard.
E’ centrato sulla persona come individuo, unico dunque fra tanti, il modello che si occupa – avendo tutto alla mano – di seguire e talvolta prevedere le esigenze del cittadino, quanto di essere valido supporto in caso di estrema necessità o emergenza.
La tecnologia è matura e si trova al suo punto di massima evoluzione per il quale è necessaria una convergenza; nei primi anni essa era volta a portare il cittadino sulla rete, a farlo accedere alle informazioni, a metterlo in mostra su un mondo che spesso gli risultava alieno se non apertamente ostile ed ora, quasi come naturale evoluzione, sono le informazioni che si rendono motore inverso di questa migrazione verso la persona.
Immaginiamo dunque una Pubblica Amministrazione che voglia attivamente pensare ad ogni persona come un unico individuo, creando anche opportunità per il singolo che non siano solo a carattere generale per la massa, nella quale ci si può riconoscere, sì, ma non identificare; e poi tutti noi abbiamo bisogno di sentirci importanti, presi in considerazione, ascoltati.
Chiaramente una Pubblica Amministrazione tradizionale non può fare questo; necessiterebbe difatti di una persona addetta a seguire singolarmente ciascun cittadino, e quindi nel caso assurdo di avere 7000 dipendenti per 7000 cittadini. Al di la della mostruosità vi è anche da considerare l’aspetto della privacy del cittadino e dunque sul mantenere la giusta distanza di rispetto e la preservazione in sicurezza delle informazioni del medesimo.
Quindi l’opera da realizzare è un sistema che ascolti e immagini le esigenze del cittadino, secondo logica ma anche secondo buon senso – e spiegare il concetto di buon senso ad una macchina non è cosa semplice; il sistema deve poi raccogliere puntualmente una enorme mole di dati volatili, che non devono e non possono essere né salvati né registrati (sempre per via della privacy) ma che in quel determinato momento sono utili a caratterizare la persona per la quale è necessario intraprendere una azione o programmare una serie di passi per raggiungere l’obiettivo di assistere la persona medesima.
Il sistema necessita poi di alcuni punti di controllo, in cui l’intervento umano è richiesto e deve essere posto a discriminante dell’operato, sia per intercettare eventuali irregolarità di processo sia per umanizzare i tempi di risposta; una persona difatti ha dei tempi di assimilazione e produzione delle informazioni che è regolata secondo il suo essere di natura umana appunto; un sistema informatico deve necessariamente adeguarsi alla persona, e non pretendere il contrario.
La persona come centro del sistema è invero una realizzazione piuttosto nuova sebbene il concetto sia e sia stato l’obiettivo di molti tentativi, falliti, di rendere l’individuo come tale, centro tra i centri.
Come funziona dunque un sistema modello di tutto questo?
e-Gov è il modello della macchina amministrativa che si adegua e lavora secondo le specifiche dell’era digitale;
Internet è l’anello di congiunzione, il veicolo per il prodotto alla persona ed in taluni casi l’interfaccia da e verso il cittadino;
Smart City è un insieme di tecnologie e più nel dettaglio oggetti, dalle molteplici funzionalità, specializzazioni, capacità di dialogo con loro simili, a più canali di acquisizione e gestione per micro-aree delle informazioni, che si occupa sia di raccogliere sia di intervenire attivamente a sostegno della persona, in maniera anche autonoma senza necessità di superiore intervento umano;
Big Data è il sistema di gestione di tutte queste informazioni; alcune stoccate e salvate per essere riutilizzate, altre gestite
come enorme flusso, per essere poi distrutte una volta che la loro funzione cessa;
Infine, non citato nel titolo ma ugualmente parte del sistema, Internet of Things, l’insieme e la caratterizzazione degli oggetti nonché la loro presenza sinergica sulla rete Internet
, siano dunque essi sensori, attuatori, eletrodomestici ed elettronica di consumo, apparecchi elettromedicali o robot altamente specializzati.
Cosa vogliamo dopotutto lo sappiamo. Quello che mancava era il come ottenerlo, come realizzare l’utopia.
Per non sbagliare bisogna comprendere che questo modello non è cosa da attuarsi in poco tempo e con contemporaneità tra le varie convergenze, quanto piuttosto crescere assieme alla cultura sia del cittadino sia dell’amministrazione, dacché la peggior cosa a vedersi è un mucchio di bellissima tecnologia ferma a prendere la polvere.
Infine, dato che sicuramente ad alcuni sarà passato per la testa, non stiamo parlando di un’utopia di orwelliana struttura, niente 1984 per intenderci.
