Mobile Voice & Data, servono davvero sempre?
Precisiamo innanzitutto, e definiamo: per Mobile si intende quell’insieme di tecnologie che risiedono sui nostri smartphone ma anche sui più datati telefoni cellulari in quanto condivisori a monte degli stessi servizi, come vedremo più tardi.
Voice & Data è il binomio che ha fatto la solidità degli operatori telefonici attuali – o se non altro è il loro asset primario: anche senza conescenza della lingua inglese sono quelle due parole – come molte altre ormai gergali – che udiamo e riproduciamo quando vogliamo discutere di telefonia mobile.
Tale binomio fonda la sua esistenza sull’ormai evidente necessità del cittadino digitale di essere interconnesso; con cosa o per quali obiettivi non è strettamente importante, e nemmeno considerato troppo alle volte, quanto tuttavia primario esserci; l’interconnessione si realizza utilizzando uno smartphone, quel dispositivo che ormai la stragrande parte delle persone ha per le mani, vuoi per tendenza vuoi per necessità. Infine la connessione vera e propria, fisica, si appoggia e si fa trasportare da un insieme di tecnologie che gli operatori mettono a disposizione dei propri utenti, le quali in ultima analisi sono veicolate tramite ponti radio, infrastrutture – antenne – che trasmettono e ricevono a mezzo onde radio; per questo anche i dispositivi più datati, pensiamo ai cellulari non proprio di ultima generazione, di qualche anno fa, diciamo dal GSM in su, condividono lo stesso mezzo; il mezzo è un canale che trasmette primariamente la voce sotto forma di pacchetti di dati digitali e che dunque sin dalle origini era pensanto e votato al trasferimento di dati; le sue evoluzioni nel tempo sono infine mutate nei modi che oggi conosciamo e con le prestazioni ormai irrinunciabili che ci rendono near real time presenti sulla rete.
Ci siamo concentrati sui dispositivi di classe smartphone ma non per trascurare certo tutte le declinazioni moderne di questi ovvero i tablet ed infine, testa di ponte tra un passato ancora vivo e prossimo, i notebook, gli UMPC – Ultra Mobile PC, tutti accomunati da una durata operativa che innanzitutto deve garantire energia per almeno completare l’arco di tempo di una giornata; questo è un dato importante: molti (utenti) iniziano ad agitarsi quando l’icona della batteria perde la prima tacca di carica, poi si preoccupano quando si scende sotto la metà ed infine entrano in stato d’ansia, col fiato corto anche loro, per quando il dispositivo entra nella fase terminale – attorno al 20% circa di carica – e che quindi involve nella fame, istinto primario, alla ricerca di una fonte di sostentamento.
C’e’ tutta una nuova casistica di patologie da stress che si fa avanti prepotentemente e che si tende a trascurare relegandola alle necessità moderne di non essere lasciati indietro: in estrema sintesi è questo il delicato punto caldo; con la faccia china sul display il mondo circostante si delinea in marks, condivisioni di stato ed immagini, di posti visitati e di pensieri da 160 caratteri (per non trascurare i buoni vecchi SMS, si intende).
Il focus di questo articolo non è tuttavia in quale misura possa essere stressante o appagante essere cittadino digitale, quanto piuttosto il come si utilizzano queste tecnologie e questi device; per come ce li sbattono spudoratamente in faccia dovrebbe valere l’utopica regola del “tutto, sempre e subito” eppure l’esperienza umana dovrebbe avvertire e smuovere l’istinto a comprendere che il seguire questo dettame porta ad esiti alla meglio spiacevoli. La convergenza dei dispositivi è altresì un nodo ancora da sciogliere e che innegabilmente farebbe molto piacere ad una folta schiera di tech addicted: tutto in un solo dispositivo, senza troppe rinunce e sempre pronto a portata di mano. Le ultime stime ed analisi di mercato paiono suggerire il “5 pollici” come un buon punto di incontro ma solo di recente abbiamo visto affacciarsi sulla scena i timidi esperimenti dei display curvi; staremo a vedere.
Ebbene la questione è incentrata sul discernimento. Individuale.
Cerchiamo di non farci travolgere; è importante comprendere innanzitutto cosa ci serve, quando e fino a che punto siamo disposti a condividere di noi per essere presenti e non ingombranti. Nessuno ci può aiutare su questi aspetti, serve una presa di coscienza; essere cittadini digitali è come saltare ad un altro piano evolutivo rimanendo pur sempre noi stessi. La nostra digital life deve quindi cercare un nuovo equilibrio ed ingolfarsi di possibilità non aiuta di certo.
Le possibilità agli effetti dovrebbero essere considerate tali e non il tutto a cui tendere; scegliamo dunque il meglio per noi, nelle possibilità che ci sono consentite, anche e sopratutto economiche visto il costo non proprio trascurabile di tutta questa grande abbuffata tecnologica; con attenzione alla caratterizzazione e alla destinazione d’uso di quanto vogliamo utilizzare, per non trovarci il cassetto pieno di reperti paleo-tecnologici.
Mettiamo pure quindi che, come ogni pubblicità automaticamente sottintende, con questo nuovo dispositivo potrai fare tutto quanto ed averlo sempre dietro, fido compagno di gioco e di lavoro, silente maggiordomo che conduce al tuo cospetto nuove conoscenze e ti introduce nel mondo della società che conta, quella “interconnessa”. E’ lui alla fine a tenere i fili di tutto il sistema – termine quanto mai fuori luogo, i fili, parlando di wireless – ma è il concetto che conta qui.
Affogando quasi in tutte queste possibilità vorrei far notare un altro aspetto che ultimamente si tende a trascurare, proprio perchè ora siamo meno vincolati rispetto al passato: da quanto tempo non spegni il tuo smartphone?
Volontariamente intendo, non perchè arriva a fine carica o si blocca o accusa qualche acciacco per il quale ci si trova costretti ad uno spegnimento (ed un successivo, ansioso, riavvio).
Nonostante il pensiero di cui prima, non sono tra quelli che ti diranno di prendere una pausa dalla tecnologia; essa serve e punto. Falla tua fino al punto in cui lo credi necessario e solo ogni tanto, se vuoi, rifletti su cosa sia necessario dato momento per dato momento; scegli se voler spegnere il cellulare/smartphone la notte, ecco, giusto questo.
So che lo tieni sul comodino, a portata di mano, sulla mensola, qualche volta sulla scrivania in carica (ma è già un poco lontano, ti manca); sta li con la vibrazione attiva, silenzioso anche, col blocco delle chiamate attivo, con la selettiva sui gruppi di persone che possono disturbarti, ma sta li, acceso.
Devi sapere quindi che ogni cosa che è attiva, accesa, come il tuo cervello quanto meno ed anche quando dormi, qualcosa sta facendo; il tuo cervello in quei momenti ti dirà “ecco, ora rilassati; tieni, ti sto mandando questo bel sogno; oppure un bell’incubo catartico, di quelli che se hai la fortuna di ricordarli una volta sveglio ti accompagnano per immagini fino al lavoro”.
Il tuo smartphone invece sta dialogando con la rete. Non te lo viene a dire perchè non serve che tu lo sappia, sono operazioni funzionali, di mantenimento, puramente conservative; manda qualche impulso alla cella – antenna – radio, qualche aggiornamento di stato, un po di geolocalizzazione se hai lasciato questa funzione attiva, un po di marks alle apps che vi girano sopra, siano esse aperte o meno, il tutto per farti avere al risveglio, il tuo, tutto quanto pronto per una rapida consultazione di quello che accade nel mondo, tra i tuoi amici e per le cose che ordinariamente ti interessano.
Ovviamente in quei momenti sta impegnado il canale radio a lui assegnato dall’operatore – per dirla in modo semplicistico – e quindi tale “dialogo” si traduce in un piccolo costo, sia in termini di dati scambiati sia in termini di potenza irradiata.
Bene, se abiti in città non devi preccuparti del fatto che hai posizionato a pochi metri – o centimetri – di distanza da te un trasmettitore radio ad alta frequenza e potenza anche, servisse mai: i ponti radio sono vicini e per raggiungerli il tuo dispositivo non deve spingere poi tanto con la potenza; si, non è quello che ti ucciderà a conti fatti. Un pensiero in più dovresti mettertelo invece se abiti in una zona rurale, come ce ne sono tante nel nostro paese, o in una zona montuosa, o insulare. Il sintomo è la scarsita di segnale, le “poche tacche”; significa che il tuo dispositivo per mantenere – è un conservatore, ricordiamocelo – il canale aperto sta spingendo come un dannato con tutta la potenza che ha; la batteria dura meno, sopratutto nei modi digitali a larga banda, dal 3G in su. Ti sei mai chiesto perchè il 3G quando attivo (si può spegnere, sappiatelo, disattivare per passare al modo 2G che permette al pelo di telefonare e mandare SMS), dicevo quanto il 3G attivo, la batteria hai come l’impressione duri di meno?
Perchè è progettato male? Perchè come tutte le cose nuove è più veloce (e non parliamo del 4G) e quindi richiede più risorse? Ni. Quasi, ci sei vicino.
Per mantenere un canale digitale aperto, in qualsiasi condizione, al meglio possibile per la rete ed in modo conservativo tale da permettere best effort la miglior esperienza digitale per te, il tuo dispositivo paga il prezzo di un consumo energetico smodato il cui responsabile maggiore è il modulo radio integrato, il trasmettitore; se poi vai a vedere presso un produttore, indaghi un po insomma, cosa faccia questo modulo radio e come si comporti, ecco che ti accorgi di avere in tasca qualcosa che alla peggio e nel caso pessimo sta irradiando con 2 – 3 Watt di potenza a frequenze dai 900 (GSM) ai 2100 MHz (3G). Questo si che non fa bene. Lo comprendi meglio se sai – e se non lo sai te lo dico io – che un forno a micronde che cuoce i cibi lavora a frequenze molto vicine a queste (sui 2600 – 2800 MHz) e certo, ok, con potenze nell’intorno di 700 – 900 Watt: ma il pollo lo volevi cotto in 25 minuti, giusto?
Anche questo fa parte del discernimento di cui ho parlato prima. Sapere cosa è meglio per te in ogni momento.
Non ti dico di rinunciare o prenderti una pausa dalla tecnologia. Serve e punto.
Quello che devi sapere, che ti serve realmente al di la di tutto quanto la pubblicità racconta, è quali sono le tecnologie che ti mettono al sicuro e quali sono quelle che ti permettono di fare le stesse cose senza rischiare la vita.
Quindi se a casa o al lavoro o a scuola hai un accesso WiFi, usa quello. Le potenze in gioco sono nell’ordine di 10/20 volte inferiori, praticamente le onde radio ti rimbalzano addosso mentre il tuo dispositivo riesce ad arrivare a fine giornata e anche oltre con la batteria.
Mi fa sorridere quando leggo di qualche “esperto” che suggerisce di togliere il WiFi dalle scuole perchè “le onde radio fanno male”. Mi sta bene solo nel momento in cui toglierete anche tutti gli smartphone dalle tasche dei ragazzi, o dallo zaino; e tutti i tablet e molti UMPC. Altrimenti non serve a nulla; anzi, è più dannoso di quanto si pensi: i conservativi dispositivi cercheranno in ogni modo di restare connessi, usando tutta la potenza di cui dispongono; immagina ora un’aula con numero variabile dai 25 ai 600 studenti (a tutti i livelli di istruzione), ciascuno con almeno uno di questi dispositivi a portata di mano. Un bagno di onde ad alta potenza con pochi eguali.
L’evoluzione tecnologica tuttavia non si ferma qua. Anche il WiFi ha un destino volto al declino per come lo conosciamo oggi; soffre di problemi legati al sovraffollamento delle frequenze ed all’uso indiscriminato che ne degrada la qualità globale per quanto il servizio in sé sia di ottima qualità.
Ci stiamo muovendo verso le PAN, le Personal Area Network.
E’ questa la convergenza cui stiamo realmente puntando, non tanto dei dispositivi, quanto della tecnologia che li supporta.
Gli HotSpot WiFi trasmetteranno con potenze appena misurabili strumentalmente e saranno tanti e così diffusi, quanto lo sono le persone almeno, da garantire continuità di servizio; laddove poi non vi siano le persone a “portare a spasso le reti” vi sarà l’ambiente circostante ad essere munito di piccoli oggetti, i MEMS, che con poche risorse, senza l’ausilio di batterie e quindi senza necessità di intervento umano, forniranno servizio in micro aree, dialogando in modo realmente smart tra loro per veicolare il servizio; e spegnendosi quando tale servizio non è richiesto.
