In questi giorni si tiene a Roma il TechCrunch ovvero una manifestazione che raccoglie e traghetta le idee per il futuro verso un possibile immediato quasi presente e come cita l’articolo di cui estratto da La Repubblica:
Una manifestazione – tra le più importanti al mondo – che riunisce nella capitale i leader di pensiero del settore tecnologie e i maggiori innovatori a livello internazionale. Il tema per questa edizione è ‘(RE) Design’.
Ora, ammetto che a qualcuna di queste conferenze ci sono andato; giusto per guardarmi attorno e cercare di capire; quello che ho sempre voluto capire è cosa ci fosse di realmente interessante, da non essere meramente considerato auto-celebrativo.
Tanta gente, qualche nome noto della scena digitale, altri misconosciuti in cerca di attenzione con una borsa di titoli e referenze a sostegno; poi qualche evangelizzatore, qualche advisor, e tanta altra gente. Ancora il quesito persiste.
Quando ebbi l’occasione di essere io relatore mi si chiese di portare l’esperienza e le idee, assegnato un settore specifico da riempire con le parole; altresì mi fu specificato di tenere un preciso codice di procedura per non “spaventare” o il pubblico o gli altri relatori.
Erano eventi e manifestazioni importanti, sempre legati alla tecnologia ed ai sistemi per telecomunicazioni; erano eventi per i quali difficilmente mi sarei trovato tra il pubblico se non espressamente invitato come relatore.
Devo ammettere che non comprendo la necessità di questi eventi se non appunto essere una celebrazione di coloro i quali sono presenti – o in rapprensentanza di – come relatori.
Non è certo sufficiente specificare la mia mancanza di comprensione; i dubbi iniziano quando si ode l’incipit, o l’abstract, di questi interventi.
Prendiamo questo di Francesco Caio (che ho avuto modo di incontrare già in passato e che tra i tanti stimo per alcune “scosse” date al settore, in passato appunto):
“Abbiamo chiaro cosa vogliamo fare e lo comunicheremo con efficacia”, dice.
Ecco, questa è la cosa che mi fa imbestialire di più, quella che mi allontana sempre più da questo tipo di eventi, sopratutto se in sala sono presenti potenziali investitori e addetti ai lavori: basta usare i verbi al futuro.
Solo al futuro si parla, vietato usare un “abbiamo fatto”. La gente poi ti guarda come un alieno.
Bisogna immaginare, bisogna descrivere il futuro, tinteggiarlo multicolore e luccicante.
Davvero, signori, io mi accontento di una piccola ma concreta realtà in cui mi si dice “abbiamo fatto questo, non è tanto ma l’abbiamo fatto”. Oppure: “ci siamo impegnati e abbiamo raggiunto questo traguardo, il nostro impegno è la nostra miglior credenziale, se volete investire sapete su cosa state investendo”.
Basta, non mi serve altro. Dite pure che sono all’antica.
Fonte: http://www.repubblica.it/rubriche/startup-stories/2013/09/26/news/techcrunch_italy_caio-67339297/
