L’imbarazzo della scelta: online storage


L’online storage è una delle comodità ormai irrinunciabili che in questi ultimi anni si è proposta anche e sopratutto nel settore consumer come accessorio di ben più costosi accessori del cittadino digitale. Basta acquistare un qualsiasi dispositivo con possibilità di connessione a Internet, o anche un sistema operativo (o un computer da questi dotato), che subito ci si può affacciare alla possibilità di mantenere i propri dati oltre che sulle tradizionali, comode e facilmente smarribili chiavette usb, anche su un loro analogo totalmente digitale e vaporoso disco online.

All’inizio è davvero comodo. Ad esempio io da sempre uso Mac e nel tempo mi sono abituato ad usare i servizi iDisk prima (molto rimpianto) ed iCloud dopo; avere il proprio lavoro, le foto, il contorno digitale della propria vita, presente su qualsiasi dispositivo (strettamente Apple made) è di una comodità assoluta; fa sentire sicuri ed in grado di avere il controllo dei propri dati.

Poi in ufficio per necessità lavorative abbiamo qualche computer con linux – Ubuntu per la precisione – e come non utilizzare il gratuito servizio Ubuntu Drive (5 Gb di spazio per documenti, molto comodo); questo servizio ha apps per Windows, MacOS, linux ovviamente, ed anche Android ed iOS. Quindi ecco che si installa questa apps per accedere a questi dati da ognuno di questi dispositivi.

Ancora poi, per uso personale e anche, sopratutto, per curiosità ho preso un dispositivo Android – e qui la ridda di servizi, in larga parte ottimi tra l’altro – forniti dal capofila Google: eccoci su Google Drive, altro spazio gratuito.

Non dimentichiamo DropBox che già prima di tutti questi citati esisteva e si è fatto conoscere grazie ad una politica di spazio gratuito aggiunto qualora si mandi invito al servizio alla propria rete contatti, la quale, per chi accetta l’invito alla piattaforma, rende a colui che l’ha mandato ulteriore spazio di stoccaggio.

Ancora un altro. Dopo le vicende legali del noto Kim Dot Com (noto almento a chi del settore informatico, tra gossip e moods) il quale dopo essere stato processato per il suo milionario servizio MegaVideo, ora si è buttato su qualcosa di analogo e mostruosamente capiente Mega: tanto, veramente tanto spazio disco gratuito come servizio di base (il resto lo paghi, come per gli altri poi).

Non dimentichiamoci poi dei servizi di storage Amazon (quelli del noto store online) che hanno datacenter distribuiti, il più famoso in Virginia (USA), i quali offrono a prezzi dopotutto concorrenziali, hosting, virtual machine e storage online.

Altri ve ne sono, un meno noto (almeno a me) SkyDrive ed altre possibilità. E qui ho dovuto fermarmi.

Quello che è successo, come avrei dovuto immaginare è che mi sto incasinando.

La rete commerciale aziendale usa i servizi di Google, anche perché si integrano nel CRM.

Il servizio tecnico lascia gli appunti di lavoro su Ubuntu Drive,  anche perché si integrano nel CMR.

Io uso Mac, da sempre. Non voglio pensare di non avere più questa comodità.

Mi sto incasinando.

Sono arrivato al punto in cui se devo cercare una lavorazione, una nota, una cartella condivisa (si fa per dire), devo prima cercare di ricordare come è stata condivisa e su quale piattaforma. Il CRM fa come può e sebbene sia uno dei migliori, sebbene sia nella nostra web farm, sebbene sia sotto il mio diretto controllo, no, non ce la può fare. Io non ce la posso fare.

La soluzione esiste ovviamente.

non lasciarsi più tentare

Non lasciarsi tentare dalle innumerevoli ed allettanti offerte di spazio gratuito. Scegliere una piattaforma. Imporla anche agli altri con sui si lavora se necessario, pagarla quello che si deve ed usarla come unico riferimento (non parliamo poi dei Calendari condivisi sulle varie piattaforme..).

Se serve molto spazio, tanto se ne deve acquistare. Quello che tuttavia mi lascia perplesso e incuriosito è come se la cavino gli altri cittadini digitali.

Non deve essere facile.

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