Il giorno 8 giugno 2011 la Internet Society ha fissato un test di 24 per il nuovo indirizzamento IPv6 che interesserà network su larga scala come Google, Facebook, Yahoo!, Akamai e Limelight.
Il motivo è ovvio ed è stato annunciato da tempo: gli indirizzi IPv4 stanno finendo e finiranno quest’anno.
IPv4 sono gli indirizzi nella forma consueta cui siamo abituati xxx.xxx.xxx.xxx (ad esempio: 192.168.105.27) mentre quelli IPv6 sono xxxx:xxxx:xxxx:xxxx:xxxx:xxxx:xxxx:xxxx.
Inutile dire che va a farsi friggere l’aspetto mnemonico. Ecco un esempio di IPv6:
2001:0db8:85a3:08d3:1319:8a2e:0370:7344
Il problema della migrazione è che le infrastrutture di comunicazione (router, switch, server) sovente non supportano tale indirizzamento in maniera nativa e potrebbero costituire o colli di bottiglia o veri e propri tappi, generando rallentamenti o blocchi al transito delle informazioni sulla rete globale Internet. Bisogna comprare apparati che lo facciano o sperare che i produttori di quelli attuali rilascino aggiornamenti firmware per le macchine più datate. L’entità della cosa, per dare un’idea, sarebbe pari a costruire quasi da zero (e di nuovo) tutta Internet; questa situazione è motivo di preoccupazione da parte degli operatori del settore, anche se non se ne fa particolare allarmismo.
