Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri


Spaventosa contemporaneità per questa citazione da “La fattoria degli animali” di Orwell; amabile e forse un poco scontato citarla a piacimento, ma del resto nessun concetto è di questi più azzeccato.

Oggi parliamo di un piccolo scandalo che si sta consumando nelle terre di pianura, quella parte di regione che si estende piatta e indisturbata tra le province di Bologna e Ferrara, in Emilia-Romagna.

Per lo più campagne, qualche centro moderatamente urbanizzato e soprattutto un grande distacco sociale dai temi invece più pressanti dell’attualità moderna.

Senza citare troppe statistiche, la percentuale di penetrazione delle moderne tecnologie – dal computer alle telecomunicazioni – è risibilmente fin troppo bassa. Sembra non interessi ad alcuno, è qualcosa di cui se ne può fare ancora a meno.

E qui inevitabilmente entra in scena la politica locale, fatta di gente agguerrita. Più sono le difficoltà più la gente è agguerrita, fa parte del nostro atavico patrimonio genetico lo status permanente della lotta.

Lunga premessa per colori i quali di queste terre forse nemmeno hanno mai sentito nominare, e non me ne stupirei. La querelle attuale si dipana su un tema che dovrebbe essere uno dei fondamentali, soprattutto in questi giorni (anni) di recessione. In queste zone l’informatizzazione è un lusso quasi intellettuale e viene percepita come un accessorio marginale nell’ausilio dell’economia; nondimeno il grado di servizio e penetrazione della banda larga, vero oggetto di desiderio per chi dispone di un computer (e sa usarlo) o ha necessità di lavorare ed essere presente in un’era che ormai taglia fuori le aziende che non sono presenti su Internet.

La mia azienda è presente su Internet, lo è dagli albori (A.D. 1993, chi si ricorda di NCSA Mosaic?) e non potrebbe essere diversamente per l’indirizzo di servizi che offre. Mosca bianca il cui unico pregio è stata la passione del singolo ad averla portata sul web quando ancora sul mercato i personal computer più diffusi erano degli Intel 286 con 8 o 16 Mhz di clock, dove ancora imperversavano le console come modello di home computer e dove chi “voleva fare sul serio” aveva una workstation della SUN o un Macintosh.

Per quanto la nostalgia assalga quando ci si tuffa nella storia degli albori dell’informatica, o meglio, della prima vera diffusione massiva di questa sul territorio italiano, ad oggi, seppur con paradigmi diversi, il sapore è il medesimo. Tutto ciò non viene percepito come una necessità ma come un orpello.

Non sono qui a parlare di cosa ha fatto e fa la mia azienda. Colgo l’occasione tuttavia per una lunga nota dolorosa che con metodica perseveranza si ripropone di quando in quando, ovvero nell’istante in cui si ha la sfortuna di incontrare mentalità particolarmente ottuse, sia questa condizione volontaria o strumentale.

Se questa condizione mentale poi viene espressa in una realtà territoriale ad opera della medesima amministrazione territoriale, la quale dovrebbe piuttosto agevolare lo sviluppo anziché arrestarlo o regredirlo, allora la nausea aumenta e diversamente non si potrebbe esprimere l’insieme di situazioni così frustranti e palesemente governate da una ignoranza di fondo che non permette nemmeno al cervello di ascoltare le diverse voci propendenti verso linee di sviluppo lungimiranti o solo di poco più sagge.

Nel territorio dove vivo e dove tutto è iniziato vi è una di queste situazioni nauseabonde. Non ho mai atteso granché dall’amministrazione, difatti tutti gli slanci produttivi si sono sempre concentrati in altri e più recettivi territori; tuttavia qui c’e’ la mia famiglia e tutti gli amici propri del luogo dove si nasce.

Proprio da questi ultimi è sorta una richiesta esplicita, ovvero di interessamento da parte della mia azienda alla penosa situazione della banda larga, con la speranza che almeno noi, avendolo già fatto con successo in altre zone, possiamo porvi facilmente rimedio.

Così è stato negli ultimi due anni, più per amicizia che per altro, abbiamo investito portando ADSL in zone che i gestori nazionali considerano a “fallimento di investimento”, ovvero dove non conviene nemmeno provarci, sarebbero soldi buttati. Parzialmente riconosco che è così; gli investimenti sono stati ingenti e il rientro di poco supera la spesa, eppure con una gestione oculata e un campagna trasparente la gente ha acquisito fiducia in un servizio che sebbene sia l’unico decente, è comunque solo l’inizio, dal mio personale punto di vista, di ciò che si potrebbe realmente fare.

Ormai l’ho presa come una campagna tutta personale, una sfida molto interessante e fin dalle prime battute molto accesa.

L’ho sempre evitato ma il momento di confrontarsi con la Pubblica Amministrazione è arrivato. Mai nutrito grandi speranze in passato circa questo territorio, eppure, pensavo, gli anni avanzano, vi è un ricambio generazionale.

Bene noi in questi territorio stiamo introducendo una tecnologia denominata WiMax – qualcuno ne avrà sentito parlare – che permette di portare banda larga (fino a centinaia di megabit) alle abitazioni e alle aziende. Essendo le risorse territoriali non utili alla posa di fibra ottica o all’allaccio in rame, l’unica soluzione immediata era questa, rispondente non solo alle necessità attuali della popolazione, ma scalabile verso il futuro con minimi investimenti a fronte di possibilità maggiori.

Io sono cittadino del Comune di Molinella, qui risiedono molti amici ed è questa la zona ove mi hanno chiesto di dare una mano.

Mi sono recato dunque agli uffici deputati e alle cariche istituzionali per presentare i nostri progetti per l’anno corrente (2010) e per il successivo biennio, con l’esplicita indicazione che nulla avremmo mai chiesto in termini di risorse economiche a tale amministrazione. I progetti sono stati presentati a novembre del 2009 e poi ripresentati a gennaio 2010 e a febbraio 2010.

Silenzio. Solo qualche accenno verbale su una “valutazione in corso”.

Ho personalmente più volte indicato “scripta manent” la nostra possibilità di servire l’intero territorio comunale in un lasso di tempo di 20 giorni a partire dal primo di inizio lavori. L’esperienza acquisita sul campo ci permette di servire centinaia di km quadrati in un tempo davvero minimo e rispettando ovviamente tutte le normative ministeriali di servizio.

Presentare le Autorizzazioni scritte del Ministero non ha sortito alcun effetto: forse si sono sentiti picccati nella loro autonomia decisionale, forse scavalcati.

Presentare progetti esecutivi non ha sortito alcun effetto: forse gli è parso incredibile che i lavori si possano fare in così poco tempo e che loro non debbano sborsare nemmeno un centesimo.

Presentarmi di persona svariate volte – sia all’Ufficio Tecnico sia alla persona del Vice Sindaco (titolare dell’assessorato alle comunicazioni e informatica), al contrario, ha prodotto unicamente una vaga e generica risposta sul tema del “stiamo valutando”.

Solo di recente ho appreso, per canali non ufficiali, che vi sono in essere altri progetti della presente Pubblica Amministrazione del Comune di Molinella, col medesimo fine, ma a quanto pare, con investimenti che implicherebbero un “interessamento” diretto dell’Amministrazione in oggetto.

Volendo rimanere ingenui si potrebbe pensare che siano sul punto di “farsi bidonare”. Eppure non riesco più ad essere ingenuo, non dopo tanti anni passati nel settore delle telecomunicazioni e della politica annessa.

Vorrei sapere dunque perché ad una società che sta già fornendo servizio a parte del loro territorio venga negata anche una sola risposta, seppure sia essa negativa – ma che permetterebbe di individuare alternative soluzioni infrastrutturali – mentre altre società vengano accolte a braccia aperte ed anzi “sostenute” da parte della medesima Amministrazione del Comune.

Da che ho saputo adotteranno la medesima e valida tecnologia, e in quanto alle offerte, solo il mercato e gli utenti possono decidere quali siano le migliori.

Perché dunque non lasciar decidere al mercato e permettere ai proprio cittadini di scegliere, avendone la possibilità. Siamo al punto di dover accettare imposizioni di carattere dittatoriale?

Lavorando nel settore abbiamo correnti contatti con questi altri operatori, non potrebbe essere diversamente, anche se tali ovviamente si mantengono sul piano formale.

La situazione che si sta delineando nel Comune di Molinella è tutt’altro che chiara e temo che a farne le spese siano i cittadini medesimi.

Da parte mia la direttrice che farò seguire alla mia azienda continuerà ad essere slegata dall’Amministrazione – grave errore, lo ammetto, aver pensato di cercare collaborazione o anche solo interesse – e combatteremo il torbido con la trasparenza che ha sempre contraddistinto la nostra politica aziendale.

Tuttavia per quegli amici che ci credevano e speravano non vedo molte soluzioni. I 20 giorni che avremmo potuto impiegare a servire in banda larga le loro zone diventeranno mesi, grazie gli ostacoli posti dal Comune, e forse avranno un servizio ma sarà imposto da altri, privandoli della libera scelta.

Poi arriveremo anche noi, certo. Solo allora potranno realmente scegliere. Ma intanto si dovranno sorbire quel che passa il “convento”.

Ho scritto questo resoconto per rendere nota la situazione. E’ giusto che le persone coinvolte sappiano che cosa sta accadendo. Sarebbe altrettanto giusto che fosse la Pubblica Amministrazione in primis a farlo sapere a loro, ma così non è a quanto pare.

Infine una nota. Al medesimo Vice Sindaco ho chiesto ad alcuni amici di far visita per avere informazioni in merito, a loro titolo personale. Ebbene loro hanno ricevuto risposte che io e la mia azienda ancora aspettiamo. Nemmeno si è sognato di comunicare a noi quanto pubblicamente ad altri racconta.

Queste sono decisamente offese lesive che non intendo più lasciar correre.

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