Jargon File – gli hacker parlano di sé


The Jargon File is a glossary of hacker slang. The original Jargon File was a collection of hacker slang from technical cultures such as the MIT AI Lab, the Stanford AI Lab (SAIL), and others of the old ARPANET AI/LISP/PDP-10 communities, including Bolt, Beranek and Newman, Carnegie Mellon University, and Worcester Polytechnic Institute.

Abstract from Italian translation (source http://jhanc.altervista.org/jargon)

Appendice B. Ritratto di J. Random Hacker

Apparenze generiche

Intelligente. Trasandato. Ipersensibile. Astruso. Sorprendentemente per la sua professione sedentaria, a molti hacker piace correre per non ingrassare; entrambi gli estremi sono più comuni che altrove. Rari sono quelli abbronzati.

Vestiti

Capelli lunghi, barba e baffi sono comuni. Particolarmente frequenti sono vistose cravatte o T-shirt con battute umoristiche o frasi intellettuali. Fino alla metà dei ’90 sulle T-shirt erano rari i riferimenti ai computer, altrimenti sarebbe stato eccessivamente ovvio, ma la cultura hacker ha sviluppato le propria icone, e J. Random Hacker spesso veste il pinguino di Linux o il demone BSD o magliette di protesta DeCSS.

Questo è abbastanza mite e si è manifestato più che altro come tendenza nel vestire di nero, specialmente quando si veste ai limiti della formalità. Altre particolarità di queste subculture come i piercing, catene, e capelli dipinti di colori insoliti sono rimasti relativamente rari. Sembra che gli hacker vestono nero più perchè va con tutto e nasconde lo sporco che per voglia di assomigliare ai goth.

Veramente pochissimi hacker si adattano al stereotipo Nerd di National Lampoon, sebbene questo si attardò ad arrivare al MIT e poteva essere molto comune prima del 1975. Dagli anni 70 gli zaini sono diventati di uso comune rispetto alle valigette e l’aspetto dell’hacker è diventato più naturale che sintetico (riferito appunto al vestiario).

Gli hacker scelgono vestiti per il comfort, la funzionalità e la cura minima piuttosto che per le apparenze (molti, sfortunatamente, lo prendono fino all’estremo e trascurano l’igiene personale). Hanno pochissima tolleranza verso completi e altri vestiti ‘business’; infatti non è raro per gli hacker dimettersi da un lavoro piuttosto che adeguarsi al regolamento aziendale. Se sono costretti ad adeguarsi al regolamento, trovano modo per sovvertirlo, per esempio indossando cravatte assurde.

Hacker donne non usano quasi mai il trucco visibile e molte non lo usano del tutto.

Altri interessi

Molti hobby sono condivisi e riconducibili alla cultura: fantascienza, musica, medievalismo (nella forma attiva pratticato da Society for Creative Anachronism [Società per anacronismo creativo] e organizzazioni simili), scacchi, go, backgammon, wargames e giochi d’intelligenza d’ogni tipo. I giochi di ruolo come come Dungeons and Dragons erano estremamante popolari tra i hacker ma hanno perso un po’ della loro notorietà da quando sono diventati giochi alla portata di tutti e fortemente commercialzzati. Più recentemente, Magic: The Gathering era largamente popolare tra i hacker.) Puzzle logici.

Radioamatori. Altri interessi che sembrano essere collegati in modo meno forte, tuttavia positivo, alla cultura hacker sono linguistica e tecniche teatrali.

Attività Fisica e gli Sport

Molti (forse la maggior parte) hacker non seguono o fanno degli sport e sono determinatamente anti-sportivi. Fra quelli che lo praticano, l’interesse negli sport di spettatore va da basso a non-esistente; gli sport sono qualcosa che uno fa, non qualcosa che vede alla tv.

Ulteriormente, gli  hacker evitano la maggior parte degli sport di squadra come una piaga. La pallavolo era a lungo una notevole eccezione, forse perché è basata sul non-contatto ed è relativamente amichevole; il Frisbee è diventato abbastanza popolare per simili ragioni.. Gli sport degli hacker sono quasi sempre principalmente a sè stesso competitivi, il che coinvolge la concentrazione, la tenacia, e le abilità di micromotor: le arti marziali, il cliclismo, le corse in automobile, l’aquilone volante, cammina, il trekking, l’aviazione, il tiro al bersaglio, la navigazione, l’incavare, fare giochi di prestigio, sciare, pattinare, lo “skydiving”, il tuffo di scuba. La gioia degli hacker nei techno-giochi tende a designarli anche verso  hobby con apparecchiature elegantemente complicate con le quali possono ripararli.

La popolarità delle arti marziali nella cultura hacker merita uno speciale menzionamento. Molti osservatori l’hanno notato, ed il collegamento è diventato percettibilmente più forte con l’andare del tempo. Nel 1970, molti hacker hanno ammirato le discipline delle arti marziali, percependo da lontano un ideale compatibile nella loro esaltazione di abilità attraverso la rigorosa disciplina personale e la concentrazione. Non appena le arti marziali sono diventate sempre più conosciute negli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali, gli hacker hanno mosso – da ammirare a praticare – in grande numero. Nel 1997, per esempio, umili editori testimoniano che sedendo  alla prima conferenza di Perl con cinque stranieri scoprirono che quattro di loro erano in allenamento attivo in qualche genere di  di arte marziale e, ciò che è più interessante, alla tavola della conferenza nessuno ha trovato questo aneddoto del tutto strano.

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