Parafrasando Oliver Stone, condizione decisamente calzante a quanto ci si può non aspettare in questa singolare giornata.
Il venerdì inizia sempre con un paniere di false speranze che poi vengono metodicamente demolite nel corso della gionata; il venerdì è il giorno nero dei sistemisti, dei commerciali che già si sollazzano, dei direttori – quelli seri – che auspicano finalmente un fine settimana senza la gastrite.
Al contrario di tutti i restanti giorni della settimana, cui la mattina è dedicata all’utenza aziendale, il pomeriggio a quella artigiana, mentre sera e sovente notte a quella domestica, il venerdì inizia stanco: verso le 10:30 di mattina con una telefonata che segna il tenore di tutta la giornata. Poi dalle 12:00 alle 14:00 – coincidente con le varie scaglionate pause pranzo delle aziende – arrivano le restanti altre, che hanno il ben noto sapore di catastrofici eventi pregressi per i quali è opportuno intervenire non solo immediatamente ma anche con una soluzione già confezionata. Perché qui noi siamo un pò l’ultima spiaggia, quella alla quale approdano gli inguaiati consulenti quando si rendono conto che le loro soluzioni hanno creato strascichi terrificanti – il buon vecchio e comodo metodo del mettiamoci una pezza che arriva a mostrare tutti i suoi limiti. Di venerdì.
E allora bisogna non avere impegni per il venerdì, rimanere calmi e pronti per farsi riempire l’agenda da appuntamenti a breve scadenza, poco meno di un’ora di tempo per afferrare parti di ricambio dal magazzino, infilare nella borsa un pò di documentazione sulle appliance usate da un determinato cliente, ripassare mentalmente che sistemi stanno stavano usando prima dell’intervento dei consulenti/tecnici a tempo perso – e partire.
Quando si giunge dal cliente la tensione è palpabile, il direttore ti stringe la mano col palmo sudato e freddo, sa che se non si risolve ora alla partenza del lunedì mattina ci sarà mezza azienda ferma. E sarà colpa tua.
Ecco questo è un punto interessante. L’ultimo che interviene sui sistemi è quello che poi si prende la colpa.
E’ come l’arrivo della Croce Rossa su un campo di battaglia, con soldatini che si sono appena massacrati tra loro. Se intervieni e non rimetti a posto la colpa è tua, non certo di chi ha tirato colpi di artiglieria a caso sulle proprie linee.
Chiaramente nei rapporti di intervento che produciamo non manchiamo di indicare come si è arrivati alla catastrofe, come si può evitare in futuro – cosa che viene con metodica perseveranza trascurata – e come, ma sopratutto chi vi ha messo le mani facendo solo disastri. Ma la percezione è un’altra. Questo nel caso in cui qualcosa vada storto.
Per grazia o per perizia, in tutti questi anni solo una sola volta abbiamo disatteso le speranze dei clienti; ciò non toglie che potrebbe sempre ricapitare una concatenazione di eventi talmente tragici da far sì che qualunque intervento sia alla fine non produttivo, e a questo punto, si perde il cliente per qualche mese (giusto il tempo che passi alla concorrenza, venga spremuto economicamente un poco, per poi tornare da noi). Ma è ugualmente un danno.
Questi interventi mettono a dura prova. E’ come durante un comizio elettorale, hai un’ora per dire tutto e convincere le persone che la tua posizione è quella vincente. E lo fai sul campo con gli occhi puntati addosso e con – c’e’ sempre – qualche improvvisato tecnico che suggerisce metodi osceni alla io farei così. Rischiando di passare per maleducato e saccente, si devono ignorare queste persone, mutilarle verbalmente su un piano che nemmeno conoscono non serve. Il tempo è poco e gli interessi in gioco sovente alti.
Il venerdì è il giorno che porta più soldini nelle nostre casse. Non ci piove, se mi vuoi entro un’ora e vuoi che tutto funzioni entro sera, devi pagare. Paghi subito dopo che hai visto tutto funzionare, non il lunedì, ove la tensione si è gà sciolta e qualcuno potrebbe obiettare sulle tariffe. La reperibilità di persone qualificate del resto ha un costo superiore.
Il venerdì si arriva a sera veramente distrutti. Felici di aver fatto giornata, ma distrutti.
