Iper-realtà, l’orgia delle informazioni


Non porto più l’orologio.
Non lo indosso al polso da almeno cinque anni a dir poco, anche se non ricordo esattamente quando ho smesso di allacciarne il cinturino.
Sono tutti lì in un cassetto a fianco di qualche scontrino di ristoranti cui volevo ricordarne il nome – e il conto.

Fa parte di una piccola sommossa interiore che rivela un certo tipo di rifiuto, del voler per qualche istante tralasciare la misura e rendere giustizia alla percezione.

Sommariamente, la realtà è percezione. E’ il tutto quanto cui dobbiamo prestare attenzione per non inciampare o battere da qualche parte.
Abbiamo l’obbligo di essere vigili e ascoltare.

Di questo ne approfittiamo avvicendevolmente l’un l’altro producendo informazioni più o meno assimilabili; nozioni utili o rilassante spazzatura culturale che viene processata incessantemente dalla coscienza individuale.

Sono troppe queste informazioni e quasi mai riusciamo a dirimere la trama, creando invece quello che naturalmente sarebbe accettabile, il discriminante filtro che distoglie l’attenzione dal rumore di fondo.

Abbiamo – e sempre più – nuovi strumenti per comunicare.
Ora ci serve qualcosa per ascoltare.

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