Ho acquistato qualche mese addietro uno smartphone Palm Centro, per sostituire l’ormai consunto SE Z310i la cui batteria aveva ben poca vita.
Tra tanti accessori che per lavoro si necessita portarsi appresso riempendosene le tasche a mò di trafficone, cercavo qualcosa che andasse anche a sostituire il buon Palm Tungsten E2, il quale di vita ne ha ancora da vendere. Era quindi con un certo rimpianto che lo appoggiavo nel cassetto-cimitero dei dispositivi che hanno fatto (la mia personalissima) storia.
Bene, il sistema perfetto non esiste; ci sono sempre dei compromessi.
Dopo aver testato l’esperienza di un palmare tuttofare WiFi/GPS/Bluetooth/WinMobile/Office ed aver trovato eccessivamente macchinosa la sua interfaccia, per non parlare della lentezza intrinseca del succitato sistema operativo – se non quando realmente si piantava costringendomi sovente ad un hard reset – ho optato per un modesto PalmOS, di cui già conoscevo l’affidabilità.
PalmOS è un sistema con un’interfaccia grafica che potremmo definire antiquata, con pochi effetti e una visibile piattezza, se paragonato ai recenti Symbian e WinMobile. Ha tuttavia una caratteristica invidiabile e invidiata, finora non ancora riprodotta da questi sistemi. Esso è immediato, veloce, stabile. L’azione comando sui bottoni software attiva immediatamente la funzione richiesta senza rallentamenti dovuti al caricamento dell’applicazione scelta o ridisegnamenti grafici dell’interfaccia come nel caso di WinMobile. E’ un sistema in sostanza creato attorno all’hardware.
Da qui nasce un punto interessante, il quale si ritrova sovente quando si vogliono fare paragoni tra vari sistemi operativi. Sistemi dedicati o Sistemi generici?
I pro e contro di entrambi li conosciamo o possiamo immaginare, come nel lampante esempio / guerra tra l’hardware gestito da Windows e i sistemi all-in-one della Apple. Se in questo ambito le distinzioni oltre a farsi più nebulose sono a loro volta partecipate attivamente da un muro di emozioni financo fanatismi, nel dettaglio di un apparato che devo svolgere funzioni ben più minimali, le differenze sono vitali.
Tengo a precisarlo prima di proseguire. Sono stato per diversi anni un fanatico della mela morsicata – tutt’ora sto scrivendo questo testo dal mio Powerbook – ma come altri e forse più saggiamente, ora preferisco cercare di prendere il meglio di più mondi, tralasciando gli affetti per l’una o l’altra tecnologia e sfruttando solo quanto di meglio hanno da offrire (e dopo tutto è questo che una macchina deve rendere, il farsi sfruttare).
Tornando al discorso sui sistemi embedded, che sovente si associano alla definizione di sistemi chiusi, dedicati, altamente specializzati, ciò che è richiesto ad uno smartphone è che sia possibile telefonare (senza attendere che si ridisegni l’interfaccia grafica), gestire un poco di posta elettronica (senza impazzire a configurarla), leggersi qualche documento word / pdf (senza attendere minuti per il caricamento dell’applicazione necessaria) oppure, se presente, gestire qualche contenuto multimediale (senza mandare in crash l’aggeggio). Ah si…tenere anche i contatti di tutti i clienti senza dover sudare freddo ad ogni reset obbligato.
Qui la scelta non poteva essere tanto dissimile da quella poi adottata:
O Symbian (che però ha alcuni limiti a livello proprio di gestione delle applicazioni)
O Blackberry (ottimo sistema a mio avviso, ma dal costo esagerato i RIM)
O PalmOS (con dispositivi tutto sommato dal costo onesto e con un sistema all’altezza di quanto gli si chiede)
Una pungolata ora. Ma se i sistemi scritti per hardware generico sono così poco ottimizzati, come mai che allora Linux è (in alcune sue distribuzioni, non tutte) così stabile.
La risposta è banale. Non è scritto con i piedi. Il suo kernel è “furbo” e la gestione delle periferiche altrettanto intelligente.
Purtroppo Windows è talmente mainstream da essere un “polentone casinaro”.
Per tenere in efficienza un sistema con Windows a bordo bisogna saperci fare, conoscere tutti i rischi che si porta appresso e stare comunque sempre molto attenti a quello che si installa, disistalla, a quali categorie di applicazioni dare fiducia e da cosa invece fuggire a gambe levate.
Non è vero che chi ha Windows debba formattare una volta ogni 6 mesi (non più tanto vero almeno), ma per certo il 98% dei clienti che seguo ha problemi di “incasinamento” del computer proprio a causa di una scarsa conoscenza del sistema che sta usando e di come un suo uso improprio non solo possa pregiudicare le funzionalità, ma arrivi addirittura a far credere che il PC sia da buttare via.
C’è chi ci campa su questo, beninteso. E’ un business che sta volgendo al tramonto però.
Per chi è interessato a cosa fare / non fare con il proprio PC Windows e come cavarsela su internet senza ingolfare il medesimo di malware, consiglio di leggersi il libro che sto preparando, dal titolo provvisiorio: “Sopravvivere a Windows”
Sembra banale come argomento ma ritengo che una adeguata istruzione allontanerà una buona fetta di miei “frequent flyers”, clienti assidui che portano qui i loro disastrati pc. Non mi fa schifo lavorare ma sovente mettere le mani in quei sistemi porta a rischio gastrite. Spero chiaramente di recuperare l’introito perso con le copie vendute del libro.
